Borghi: perché si spopolano e come farli rinascere

Vaccarizzo, un esempio di ripartenza

Non vuoi oggi salire su un alto monte? L’aria è pura e puoi scorgere più mondo che mai”, così citava Nietzsche.

Vivere in un borgo è un privilegio, eppure oggi si assiste sempre più ad un fenomeno tangibile quale l’abbandono dei paesi. Basti pensare che gli ultimi dati Istat dimostrano come il 70% della popolazione nazionale italiana viva nel 30% dei territori. Sintomo di un fenomeno grave e in crescita.

Tentiamo oggi di individuare le principali cause di abbandono, gli effetti e dare spunti per un ritorno alla vita dei piccoli borghi ora desolatamente vuoti.

I motivi di spopolamento sono molteplici:

NECESSITA’ DI SERVIZI ESSENZIALI

Senza servizi alla persona è impossibile riportare in vita un centro abbandonato, un paese, un borgo. Mancano spesso uffici postali, negozi e market, scuole, bar, attività ludiche e commerciali. Tutti elementi che compongono il quadro di un borgo vitale. Anche a Vaccarizzo questi servizi non ci sono più. C’è però la forza della comunità che ha voglia di trasformare i vuoti in pieni, di colmare le mancanze con delle buone idee.

Grazie alla tenacia degli abitanti di Vaccarizzo di Montalto Uffugo, presto riaprirà l’ufficio postale del borgo chiuso qualche anno fa. Ma non solo. L’idea dei cittadini è di aprire insieme la “Putiga” capace di garantire beni primari e promuovere le eccellenze del territorio.

OPPORTUNITÀ DI LAVORO

Il problema dello spopolamento deriva anche dalla classica frase “Qui non c’è lavoro”, di cui sono state vittime le generazioni dei nostri padri e quelle contemporanee. Ciò che Vaccarizzo ha capito, contrariamente ad altri casi, è che a volte il lavoro non si trova, ma si inventa. Tutti gli abitanti oggi sono impegnati nel mettere a frutto i propri studi, le competenze personali o professionali, i propri interessi nel borgo in cui hanno scelto di vivere. Tutti stanno creando con le proprie mani e forze il lavoro della vita, quello a cui aspirare per sé e per le generazioni a venire. Lo fanno perchè Vaccarizzo non è solo un luogo da cui partire, ma soprattutto un luogo in cui tornare o scegliere di andare.

Rosalia e Antonella, due insegnanti originarie di Vaccarizzo, raccontano nell’ intervista l’esperienza dell’emigrazione forzata al nord Italia.  Rappresentano il freddo della vita di comunità vissuto fuori dal loro borgo natio e la voglia e il desiderio di tornare a casa propria, non solo dagli affetti familiari, ma da quelli comunitari. Oggi vivono nuovamente a Vaccarizzo

POSIZIONE GEOGRAFICA

Il borgo è spesso rappresentato dall’essere “lontano”. Lontano dai servizi delle grandi città, dalle università, dai grandi centri commerciali, dalle discoteche. Lontano da tutto ciò che è oggi simbolo della società occidentale evoluta. Ma il borgo è anche lontano dai problemi della grandi metropoli, è il luogo in cui riconoscere le case in base ai nomignoli dei proprietari, dove camminare non è un atto forzato per spostarsi da un posto all’altro, ma è una passeggiata, un momento di piacere. Lontano può diventare simbolo del desiderio di coltivare il gusto della vita. 

E anche Vaccarizzo è lontano, un borgo periferico. E’ fondamentale essere auto muniti per raggiungere qualsiasi posto desiderato, perché i mezzi di trasporto pubblico non coprono molte fasce orarie.

C’è chi ritiene problema esistenziale essere lontani dalla città, dai servizi che quest’ultima offre. Ma se da un lato ciò è un disagio, dall’altro è da considerarsi un pregio. Potersi svegliare senza il rumore assordante dei clacson, non aver problemi di parcheggio la sera quando si torna a casa, poter respirare l’aria pulita senza i gas inquinanti che si respirano in città, poter vivere nel verde delle colline e passeggiare nella frescura del parco della montagna alla spalle del borgo. In fondo vivere “lontano” può diventare un gran lusso!

RICERCA DELL’ EDEN

Molti giovani decidono di lasciare la loro “casa d’infanzia” convinti che fuori dal borgo si trovi l’Eden, il giardino della prosperità e del benessere, per poi accorgersi che quei valori fondamentali che solo chi è cresciuto in un piccolo borgo può capire risiedono nelle piccole cose. Il calore che offrono i vicini di casa, l’aperitivo al bar con gli amici, il pranzo domenicale dai nonni. Non trascurare la vera ricchezza che risiede nel semplice.

Nell’intervista che segue si ha la testimonianza di Marcella, Fisica, che racconta qual è la magia di Vaccarizzo e perché ha scelto di lasciare la sua Toscana per comprare una delle tante case abbandonate del borgo e andarvi ad abitare.


Per ridare vita al borgo bisogna “provare” a viverlo veramente e intensamente.

La comunità di Vaccarizzo ci sta provando concretamente, mettendo in piedi alternative, invertendo il processo di abbandono, impegnandosi ad una concreta ripresa di vita, per rigenerare il borgo e inventarne il futuro.

Partire dalla co-creazione di una cooperativa di comunità significa interagire con i problemi e le richieste degli abitanti, raccogliere le proposte di rinnovamento e di innovazione.

Lasciare voce e spazio ai sogni dei giovani abitanti, motivo per il quale possono creare un futuro proprio a Vaccarizzo e quindi evitare l’emigrazione.

Vaccarizzo è un villaggio a forma circolare, una piazza situata al centro delle bellissime case che ne fanno da cornice, fatto di vicoli interni, dove spuntano gli abitanti con i passi sicuri di chi si trova a proprio agio. Uscire di casa è un “Buongiorno, buonasera” continuo.

Dal vecchietto con la Coppola, ai bambini e tanti giovani che trasmettono idea di un futuro possibile, si riscoprono ogni giorno con occhi nuovi simboli di una rinascita di un borgo destinato altrimenti a diventare fantasma.

Per questo, se hai voglia di partecipare alla ripartenza di Vaccarizzo, sostieni il nostro crowdfunding e unisciti alla comunità di I live in Vaccarizzo!

di Francesca Saullo