CI STIAMO SBAGLIANDO ?!

Ad ormai un mese di permanenza forzata tra le mura domestiche mi ritrovo sempre più spesso a domandarmi se qualcosa nel nostro modo di vivere non sia andato per il verso sbagliato. Verrebbe automatico rispondere sì se consideriamo le attuali condizioni di restrizione nelle quali ci troviamo tutti, ma nello stesso tempo si sente sempre più spesso rispondere che tutto questo è la conseguenza del progresso, della globalizzazione. 

Le persone circolano liberamente, esplorano nuovi orizzonti, scoprono ogni giorno nuove tecnologie che ci permettono di essere più performanti da ogni punto di vista che sia lavorativo, comunicativo o personale, siamo tutti iper- connessi, iper-flessibili ed iper-informati; assorbiamo ogni tipo di notizia che ci arriva e siamo in grado di condividerla con persone che vivono letteralmente dall’altro capo del mondo in pochissimi secondi. 

Siamo ‘altamente evoluti ‘ se guardiamo indietro anche solo di pochi decenni. Ci sentiamo spesso invincibili perché diciamola tutta se hai uno smartphone in mano e sei mediamente capace di usarlo puoi fare più o meno tutto: comprare, vendere, parlare, lavorare, giocare. Ed in questo nuovo mondo che corre e che ci obbliga a stare sempre al passo se non vogliamo restare indietro ad un certo punto qualcosa si è inceppato… Uno starnuto, un colpo di tosse e ci siamo ritrovati tutti piccoli e spaventati. 

Siamo passati di colpo da una iper-socialità all’isolamento. Tutto il mondo, letteralmente, sta facendo i conti con qualcosa di inaspettato , una pandemia che ha messo in seria difficoltà persino le super-potenze mondiali, quelle che dall’alto dei loro PIL impeccabili si credevano invincibili, quelli che dettavano le leggi dell’economia e della finanza e adesso, guarda un pò, si trovano in ginocchio come e forse più degli altri, perchè rinchiusi nelle lori torri d’avorio hanno sottovalutato il fatto che siamo, in fondo, uomini ed in quanto tali siamo esposti. Abbiamo smesso di colpo di correre per ritrovarci seduti. Ed abbiamo iniziato a guardarci intorno…nelle nostre case abbiamo ritrovato persone con le quali avevamo quasi smesso di parlare, assorbiti da tutta una serie di incombenze quotidiane che poco o niente lasciavano al lato rilassante della vita. Da quando abbiamo smesso di correre ci siamo ritrovati. 

Tra le mura domestiche ci siamo accorti che molto di quello di cui pensavamo di avere bisogno era in realtà un di più, un eccesso del consumismo. Mi viene da chiedermi sempre più spesso se tutto questo correre sia davvero necessario, se questo affanno della vita moderna stia davvero portando qualcosa di buono, se tutto il cemento che ho intorno sia davvero la scelta migliore, se il fatto di vivere in città sia la scelta più giusta dal punto di vista umano e delle relazioni dato che pur abitando in un condominio pieno di persone posso tranquillamente affermare di non conoscere nessuno… In quel preciso momento capisco che si, ci stiamo sbagliando, o per lo meno io mi sto sbagliando, soprattutto quando guardo alle persone che ho conosciuto in questi ultimi mesi, a quello che stanno realizzando in un piccolo borgo che sembrava destinato a rimanere vittima dello spopolamento e che invece ora sta tornando a nuova vita, alla rivoluzione sociale che stanno portando avanti con entusiasmo e determinazione sempre più forte. 

Se guardo alla gente di Vaccarizzo di Montalto mi rendo conto che il concetto di comunità non è un’idea superata ma che è proprio ciò di cui in momenti come questi c’è più bisogno. Persone che creano rete, che si aiutano l’uno con l’altra anche nei momenti più difficili, ragazzi che si prodigano per creare una rete di volontariato che ti porta la spesa a casa se tu non puoi, persone che preparano insieme pranzi e cene e li lasciano davanti la porta del vicino solo per la gioia di condividere, a quanto si stanno dando da fare per tutelare e far tornare a splendere il borgo. A tutto questo penso mentre mi ritrovo seduta nel mio appartamento al terzo piano di un condominio cittadino e non posso davvero fare a meno di chiedermi: ci stiamo sbagliando? La risposta per quanto mi riguarda è si. 

Non è della corsa che abbiamo bisogno, non dell’affanno e dell’ignorarsi reciproco che abbiamo vissuto fino ad ora. C’è bisogno di comunità e vicinanza e l’esempio della gente di Vaccarizzo è la prova che un ritorno alla genuinità è la cura migliore a molti dei ‘ mali ‘ del vivere moderno. E mi ritrovo a sorridere quando si avvicinano le 19 di sera il Mercoledì perchè so che mi aspetta la video chiamata con i membri della comunità di Vaccarizzo e già so che troverò Roberta con li suo sorriso, ‘Zio ‘ Franco con le sue battute e tutte le persone che in pochissimo tempo mi hanno aperto il loro cuore e le loro case. Un appuntamento creato dalla comunità proprio per questo: conoscersi e tenersi vicino in un momento così delicato per tutti, per sentirti a casa anche quando sei lontana. Questa è Vaccarizzo, una comunità fuori dal comune. 

Autrice Valentina Dieni