La riscoperta del “vicino”. Il 2021 e il turismo dei borghi.

Il 2020 ci ha fatto capire cosa significa vivere in cattività e quindi ci è diventato più chiaro cosa ci serve e cosa ci manca. Nostro malgrado abbiamo imparato tre cose: 

  •  la Natura è fondamentale per il nostro benessere;
  •  la tecnologia ci può supportare enormemente nel nostro lavoro;
  •  non possiamo prescindere dai rapporti umani. 

Se fino a un anno fa sentir parlare dell’importanza del contatto con la natura e del contributo che il verde poteva dare alla nostra salute ci toccava marginalmente, oggi c’è una presa di coscienza planetaria in merito a questi valori.

Non fanno più parte della letteratura, di argomenti di conversazione di tendenza o di slogan pubblicitari: sono diventati parte della nostra esperienza di vita.

Dalla limitazione più drastica dei 200mt da casa, al limite del confine del proprio comune, è stato chiaro per tutti quale immensa differenza facesse avere o meno la natura “a portata di mano”.

Questa conoscenza empirica l’avevamo dimenticata e l’evento pandemico ci ha costretto a ricordarlo.

Non in molti sanno che Ippocrate, medico greco del 400 a.C. sugli studi del quale abbiamo fondato la nostra cultura medica e il nostro concetto di salute, raccomandava agli infermi di passare del tempo nelle aree verdi per poter guarire più rapidamente, perché le terapie potessero essere più efficaci. Raccomandava anche ai cittadini della Grecia di allora, di passare del tempo nei parchi perché la mancanza di contatto diretto con la natura poteva avere effetti dannosi sulla salute. Proviamo ora ad immaginare quali effetti sulla nostra salute può avere vivere in una città metropolitana del secondo millennio.

Oggi abbiamo strumenti sofisticati per misurare, verificare, osservare le interazioni che le piante hanno tra di loro, con il suolo, con gli animali e quindi anche con noi, quando ci portiamo a contatto con l’ambiente vivente.

Terpeni, ioni, sostanze aromatiche, campi elettromagnetici sono flussi continui di energia dai quali noi inconsapevolmente ci distacchiamo, di pochissimo se è solo il muro della nostra casa, di troppo se sono chilometri di cemento, vetro e ferro di una città. E non solo incide la distanza, ma anche per quanto tempo facciamo durare questo distacco.

Ormai questi sono dati oggettivi, non più filosofia new age, pratiche sciamaniche o sogni romantici, perciò possiamo affermare che decidere di vivere, stabilmente o periodicamente, a contatto con la natura porta dei benefici immediati e indiscutibili alla nostra salute.

Il fatto di essere costretti a stare in casa e a lavorare senza spostarsi ha aperto poi, non solo nuovi mondi, ma anche nuovi lavori e nuove possibilità.

Le tecnologie digitali e la rete di connessione ci permettono di fare oggi cose nemmeno pensabili qualche anno fa. Abbiamo fatto una grande scoperta: l’uso attivo e propositivo che possiamo fare della tecnologia, che stavamo, in realtà, criticando come alienante, e che è diventata finalmente oggi uno strumento, e non più un fine. 

Con tutti i pro e i contro che comporta lo sviluppo della copertura della rete internet nel nostro Paese, dobbiamo ammettere che ci consente di riformulare routine operative, strutture aziendali, dinamiche professionali con vantaggi enormi. Delocalizzato è un termine che oggi vale anche per le risorse umane e può diventare sinonimo di libertà.

Questa libertà è quella che ci consente di abitare lontano dal nostro ufficio, di non essere derubati di tempo prezioso della nostra vita sprecato nei trasferimenti, con indescrivibile vantaggio per l’ambiente, per riduzione di traffico e inquinamento. 

La possibilità quindi di vivere distanti dalle città va quindi riconosciuta come un’immensa opportunità, e non andrebbe sprecata. Non solo in virtù del valore che distanziamento e decentramento stanno portando oggi alla gestione della pandemia, ma anche per quella che sarà la vita del futuro.

Abbiamo anche scoperto un nuovo senso della parola “vicini”. Non potendoci spostare al di fuori del nostro Comune, indipendentemente che fosse grande o piccolo, e che i nostri affetti fossero lì dentro inclusi o esclusi, i nostri concittadini sono diventati, per necessità, una risorsa fondamentale. Le nostre relazioni sono cambiate, forse abbiamo dovuto cambiare parrucchiere, siamo entrati in una bottega che non avevamo mai considerato, abbiamo comperato la verdura dal fruttivendolo per non dover fare la fila al supermercato e questo ci ha fatto conoscere le persone che abbiamo vicino. Abbiamo intessuto relazioni significative con i vicini di casa, abbiamo conosciuto gestori di attività e soprattutto, nonostante la mascherina, abbiamo parlato di più con gli altri. Purtroppo sempre dello stesso triste argomento, ma in qualche modo, avere lo stesso problema, ci ha unito. Il cerchio si è stretto intorno ad un numero ridotto di persone, e di strade, e in qualche modo si è rafforzato un senso identitario, tanto che non solo si è visto avvenire nelle piccole cittadine, ma anche nei singoli quartieri delle grandi città. Insomma, per necessità abbiamo ri-creato piccole comunità.

E così in molti si sono accorti che c’è un habitat ideale che ci consente di vivere secondo quei tre fondamentali parametri: si chiama Borgo.

E in Italia in quanto a Borghi non ci batte nessuno. Possiamo quindi sentirci fortunati: prendere consapevolezza del valore dei piccoli comuni, bistrattati, dimenticati e abbandonati, da oggi possono diventare la più grande risorsa nazionale per la qualità della vita del futuro.

Quello che ci auguriamo è che se ne accorgano anche le amministrazioni locali e nazionali, agevolando il più possibile chi decida di vivere e lavorare nei tanto nominati borghi e comuni “sotto i 5000 abitanti” (70% dei comuni italiani), per potenziare quel valore, sfruttare al meglio quella risorsa, che oltretutto ci rende più uniti che mai, dato che vale per tutto il territorio nazionale, isole comprese!

E’ importante che la burocrazia e la politica prendano consapevolezza e appoggino questi buoni propositi e queste pratiche virtuose perché vivere in natura non significhi “nostalgia del tempo passato”, vivere con poco, accontentarsi, ma che si attivi realmente come lo sviluppo di un nuovo tessuto sociale e culturale diffuso invece che concentrato, e che possa essere strutturato e adatto alla vita di oggi, che risponda alle necessità dei giovani e che possa essere la base su cui loro potranno costruire il futuro del nostro paese.

Valeria Cescato & Andrea Succi

Esperti di  turismo esperienziale